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La vegetazione è stata utilizzata, in studi recenti, per monitorare la presenza di composti organici
persistenti e composti organici volatili presenti in atmosfera. Diverse specie di piante sono state usate
per monitorare gli IPA: licheni, muschi, foglie di quercia, di lauro e aghi di pino.
Una caratteristica degli aghi di pino è la facilità con cui è possibile stabilirne l'età ed inoltre sullo
stesso ramo possono essere contemporaneamente presenti aghi di quattro annate. Quindi analizzando
separatamente aghi di età diverse è possibile stabilire gli andamenti nel tempo dell'inquinamento da
idrocarburi policiclcici aromatici.
| Fig. 1 Pino nero |
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- Aghi persistenti di colore verde scuro, lunghi fino a 10 cm, riuniti in fascetti di due.
- Strobili (pigne) lunghi 4-15 cm, sessili o quasi, hanno forma conico-ovoidale.
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Fig. 2 Pino marittimo |
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- Aghi persistenti di colore verde scuro, lunghi 15-20 cm riuniti in fascetti di due.
- Strobili ovato conici, peduncolati, lunghi fino a 20 cm e riuniti in gruppi di 2-4.
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Nello studio da noi effettuato sono state misurate le concentrazioni di IPA negli aghi di pino di età
diverse (da sei a trenta mesi) e di due diverse specie, pino nero (Pinus nigra) e pino marittimo
(Pinus pinaster).
Gli aghi di pino furono raccolti in sei siti (identificati come A, B, C, D, E, F) lungo un transetto di 8
Km situato nel ponente genovese. Un sito remoto (G) fu scelto come riferimento.
Fig. 3 Siti di campionamento

L'obiettivo dello studio era verificare l'importanza della specie di pino, l'importanza dell'età e dello
stato di salute degli aghi al fine di effettuare una classificazione dei siti sulla base delle
concentrazioni di IPA misurate negli aghi. Gli aghi-campione di tre annate furono prelevati da rami recisi,
a metà altezza della pianta. Nei siti A, B, C, D e G le piante delle due specie si trovavano ad una
distanza non superiore a 50 metri.
Dopo il campionamento, gli aghi accuratamente pesati furono estratti e gli IPA furono analizzati mediante
HPLC con detector a fluorescenza.
Risultati
Fig. 4 Concentrazioni di IPA totali (ng/g peso secco) misurate negli aghi di Pinus nigra
e di Pinus pinaster di età diverse, nei diversi siti.

Nella Fig. 4 sono rappresentate le concentrazioni di IPA totali misurate negli aghi di pino nero e di
pino marittimo, di età diverse, nei diversi siti. Nei siti A, B, C, D e G, dove le piante delle due specie
erano situate vicine, le concentrazioni di IPA totali trovate negli aghi di pino nero erano sempre più
elevate rispetto a quelle riscontrate negli aghi di pino marittimo. Questa differenza può essere legata
alle caratteristiche specifiche degli aghi di specie diverse, quali concentrazione lipidica e superficie
dell'ago.
Nei siti E ed F, dove le piante delle due specie si trovavano ad una distanza superiore a 100 m e in
condizioni ambientali diverse, i livelli di policiclici nei pini neri dei due siti, erano più bassi delle
concentrazioni trovate nei pini marittimi. Nel sito E il pino marittimo era situato vicino ad un'area di
parcheggio per dodici autovetture, lungo la strada principale locale, mentre il pino nero era situato ad
una distanza di circa 100 m, all'interno di un giardino privato. Nel sito F invece, il pino nero si trovava
all'interno di un parco pubblico, mentre il pino marittimo sorgeva all'esterno del parco e quindi era
soggetto alle emissioni da traffico.
I risultati ottenuti suggeriscono che sia il pino nero che il pino marittimo possono essere usati come
bioindicatori per valutare la presenza e la distribuzione spaziale degli idrocarburi policiclicici
aromatici.
Inoltre, per valutare l'inquinamento di aree diverse è importante confrontare aghi della stessa età, ed
avere una conoscenza approfondita dei diversi meccanismi che regolano l'assorbimento di ciascun IPA.
Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla seguente pubblicazione:
Maria Teresa Piccardo, Mauro Pala, Bruna Bonaccurso, Anna Stella, Anna Redaelli, Gaudenzio Paola and Federico Valerio
Pinus nigra and Pinus pinaster needles as passive samplers of polycyclic aromatic hydrocarbons
Environmental Pollution, Volume 133, Issue 2, Pages 183-387, 2005
PubMed Abstract
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